domenica 7 agosto 2011

DA PARMIGIANINO A PIAZZETTA. Teste, animali e pensieri bizzarri nei disegni della Galleria Estense

DA PARMIGIANINO A PIAZZETTA. Teste, animali e pensieri bizzarri nei disegni della Galleria Estense
Guastalla (RE) , Palazzo Ducale
Dal 24 settembre al 4 dicembre 2011



Comunicato stampa

Una collezione principesca nella dimora di un Duca: la Reggia di Ferrante Gonzaga a Guastalla, nel Reggiano, cui un lungo intervento di restauro ha restituito l’antica dignità, ospita una mostra che racconta una segreta passione di un’altra dinastia, quella degli Este, per il collezionismo di disegni. Due Case ducali, imparentate da secoli, che ebbero con Margherita, figlia di Alfonso III, il “Duca Cappuccino”, andata in sposa al duca Ferrante III di Guastalla, l’ultimo matrimonio Este – Gonzaga, nel 1648.
L’esposizione non propone dunque disegni “qualunque” bensì opere curiose, particolari, inconsuete, testimonianze d’eccezione di un gusto che esplose nelle Corti europee a partire dal Cinquecento e che ebbe nei Duchi d’Este collezionisti particolarmente attenti e qualificati.
Tutti i disegni provengono dalla Galleria Estense di Modena, città dove gli Este insediarono la loro corte dopo la Devoluzione della loro capitale, Ferrara, al Papato. Nella quasi totalità si tratta di opere mai sino ad oggi esposte al pubblico.
Il collezionismo ducale estense privilegiava, e non per questioni economiche ma per passione, quelli che un tempo potevano essere considerati semplici studi o prove d'artista, le opere più private, quindi. Gli Este mostrano di amare i generi, i personaggi più desueti ed esotici, ma anche i ritratti non aulici, lo schizzo di un volto reso nella sua naturalezza espressiva, la posa di un animale. Soggetti tutti profani, aspetto che rende ancora più rara la mostra.
Gli agenti estensi reperivano queste opere sul mercato e negli stessi studi degli artisti, contribuendo ad arricchire una collezione tra le più originali e ricche in Italia .
Già il titolo della mostra, “Da Parmigianino a Piazzetta” offre una precisa indicazione dell’ampiezza e dell’importanza della collezione di grafica della Galleria Estense.
A Guastalla, dal 24 settembre al 4 dicembre, ne viene presentata una selezione molto significativa (una settantina di opere) in una mostra curata da Giovanna Paolozzi Strozzi e promossa dal Comune di Guastalla e dalla Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia.
Diversi i disegni che compongono vere sezioni nelle sezioni. Così il nucleo di opere di Giuseppe Maria Mitelli, estroso cronista della vita di ogni giorno. O le caricature di Giovan Maria Tamburini, frizzanti e ironiche. Poi i Busti di Imperatori tratti dal celebre ciclo mantovano di Tiziano da Bartolomeo Passerotti, artista poliedrico, disegnatore finissimo e cultore e collezionista di antichità.
Un posto particolare spetta ai Carracci e ai lori “ritratti al naturale” dalla tecnica esecutiva smaliziata, libera da ogni vincolo. Altrettanto straordinarie le Teste di carattere di Piazzetta, genere cui l’artista veneziano si applicò con molta fortuna.
Ma nella collezione avevano posto di rilievo un anche le curiosità esotiche. Raccontano di viaggi in territori lontani, ma anche di nuovi studi scientifici, di quel mondo di ricercatori che a Bologna trovò riferimento in Ulisse Aldrovandi. Infine gli animali, genere cui gli Estensi si dedicarono con particolare interesse collezionistico. Riunendo capolavori assoluti, primo fra tutti il celeberrimo Gambero disegnato dal Pamigianino.
A far da contorno a queste testimonianze “private” dei Duchi d’Este, il Palazzo Ducale voluto dai successori di Ferrante Gonzaga sul preesistente “Palazzo Nuovo” dei conti Torello. L’edificio, riaperto a conclusione di un complesso intervento di restauro, documenta una storia che trova avvio nel 1539, quando i Gonzaga assunsero la signoria di Guastalla con Ferrante, figlio terzogenito di Francesco II e di Isabella d’Este, famoso maresciallo di campo di Carlo V, duca di Ariano e principe di Molfetta. Il primo momento di splendore della residenza è ascrivibile alla signoria di Ferrante II che, in prossimità delle proprie nozze con Vittoria Doria, volle “abbellire Guastalla, e specialmente il Palazzo”, curandone la sua decorazione in modo che risultasse splendido. Il Palazzo era organizzato intorno al grande cortile centrale quadrato, tutto porticato, che, verso est immetteva nel “gran giardino”, mentre gli uffici erano prospicienti la strada Gonzaga, il teatro e le “sale per la conversazione” nell’ala nord, e i fronti sud e est del cortile ospitavano gli appartamenti e gli ambienti di servizio. Palazzo sovrano ancora nel Settecento, accresciuto nel tempo, gareggiava per dimensioni e struttura della Corte con Torino, Firenze, Modena, Parma, sedi delle ultime dinastie italiane. Dopo la morte dell’ultimo duca, Giuseppe Maria Gonzaga, cugino del duca di Modena Francesco III d’Este, alla metà del XVIII secolo, il Ducato passa ai Borbone, costituendo lo Stato di Parma, Piacenza e Guastalla. Nel 1896, il Palazzo Ducale venne acquistato dall’industriale Flavio Mossina che apportò all’immobile quelle modifiche che lo caratterizzano ancor oggi, frazionando gli spazi, e facendo decorare le antiche sale secondo lo stile Liberty allora in voga. Nel sovrapporsi di stili, gli ambienti ducali non persero la loro suggestione, tanto che Bernardo Bertolucci volle girare in questi ambienti indimenticabili scene di “Novecento – Atto I”.
Fra il 1997 ed il 1998, il Comune di Guastalla decise di acquisire la proprietà dell’immobile, facendone la sede del Museo della Città e, come intende testimoniare questa mostra, ora anche sede di importanti eventi espositivi.

Da Parmigianino a Piazzetta. Teste, animali e pensieri bizzarri nei disegni della Galleria Estense. Guastalla , Palazzo Ducale, 24 settembre – 4 dicembre. Mostra promossa dal Comune di Guastalla e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantroplogici di Modena e Reggio Emilia. A cura di Giovanna Paolozzi Strozzi. Segreteria scientifica e cura del catalogo: Alessandra Bigi Iotti e Giulio Zavatta. Catalogo edito dal Comune di Guastalla con interventi di: Giovanna Paolozzi Strozzi, Nicoletta Giordani, Alessandra Bigi Iotti, Giulio Zavatta.

Orario
Mercoledì 9.30 – 12-30 e 15.30 – 19.00
Sabato e Domenica 9.30 – 19.00 continuato
Lunedì – Giorno di chiusura
Martedì – Giovedì – Venerdì – Apertura a chiamata
Ingresso intero 7.00 € Ingresso ridotto 4.00 €

Informazioni:

UIT 0522/219812 - Ufficio Cultura - 0522/839757/60 - eventieculture@comune.guastalla.re.it
Ufficio stampa del Comune di Guastalla: Rita Bertazzoni – Tel. 0522/839762 r.bertazzoni@comune.guastalla.re.it

In collaborazione con:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net

giovedì 2 giugno 2011

Rassegna stampa: il convegno di Veronella sul blog Veneto Notizie

domenica 29 maggio 2011

Le barchesse di Corte Grande, la Villa Serego a Veronella, un monumento che va strappato al degrado

il link per accedere a Veneto Notizie
http://venetonotizie.blogspot.com/2011/05/le-barchesse-di-corte-grande-la-villa.html

martedì 24 maggio 2011

Rassegna stampa: il convegno di Veronella su www.patrimoniosos.it

Palladio da salvare


Paola Bosaro


Veronella, i conti Serego e il Palladio. Tre nomi e tre temi che affascinano e stimolano la curiosità, e che potranno aprire nell'immediato futuro nuovi percorsi di ricerca storica, architettonica ed artistica nel Colognese. Grazie a recenti studi condotti da Giulio Zavatta, ricercatore dell'Università di Verona, è stato possibile attribuire senza tema di smentite ad Andrea Palladio il progetto e la realizzazione delle barchesse di Corte Grande, la maestosa villa dei conti Serego, situata in centro a Veronella. Non solo. Studiando documenti inediti e lettere cinquecentesche, lo stesso ricercatore ha scoperto che il celebre architetto padovano fu incaricato dai Serego di progettare anche il complesso della villa vera e propria, tuttavia il disegno non piacque ai committenti, e perciò non venne preso in considerazione. La dimora signorile, infatti, fu realizzata solo nel Settecento, senza seguire le indicazioni del Palladio. Di questi ed altri argomenti legati al territorio e al patrimonio storico della Cucca (così si chiamava Veronella fino ai primi del Novecento) si è discusso ieri, proprio nel paese dei Serego, in una gremita sala civica. Il convegno organizzato dall' associazione culturale Adige Nostro, in collaborazione con A regola d'arte e con il patrocinio dell'amministrazione comunale, si intitolava «La Cucca dei Serego: architetture palladiane, paesaggio ed arte». «L'attribuzione definitiva delle barchesse di Corte Grande al Palladio è una scoperta di notevole rilevanza», spiega il presidente di Adige Nostro Gianni Rigodanzo. «Abbiamo voluto inserire le ricerche di Zavatta in una tavola rotonda che comprendesse anche altri aspetti della formazione paesaggistica, storica ed artistica del Colognese. Al termine del convegno, tutti gli atti verranno pubblicati». Lo studioso Beppino Dal Cero ha presentato le interessanti scoperte archeologiche della zona, in primis nella necropoli di Desmontà, ai confini tra Veronella ed Albaredo. Ha dimostrato inoltre come la dislocazione attuale delle vie del paese abbia rispecchiato pressoché in toto la suddivisione agraria romana. Lo storico Marco Pasa ha illustrato gli interventi eseguiti nei secoli dai Serego per valorizzare, «addomesticare» e gestire il territorio. I Serego, infatti, furono una famiglia di imprenditori agricoli che avviarono vaste opere idrauliche per la bonifica, delle terre di Zerpa, tra cui la famosa botte Zerpana, opera attribuita al Palladio e ancor oggi in funzione. Il presidente del Centro studi Cardo di Cologna Guerrino Maccagnan, servendosi di fotografie e documenti, ha fatto un excursus sulla dinastia dei ricchi latifondisti veronellesi, soffermandosi sui rappresentanti più illustri, come Alberto di Serego, che nel 1532 ospitò nella sua corte l'imperatore Carlo V. La giovane ricercatrice Jessica. Soprana, invece, si è spostata con il suo intervento 15 chilometri più a sud, in un'altra villa dei conti Serego, a Beccacivetta di Coriano. Soprana ha analizzato in particolare il ciclo pittorico di Corte Ricca. Alla fine c'è stato il piatto forte del convegno, inerente la paternità palladiana dei magazzini della villa. Riferendosi agli studi di Giuseppe Biadego (1886) e di Anna Rinaldi Gruber (1972-'73), oltre che al fondo Serego della Biblioteca, civica. di Verona, Zavatta ha scoperto che il grande architetto alloggiò a Veronella nel maggio del 1565. Si recò dai Serego per sovrintendere alla costruzione delle capriate lignee che coprivano le barchesse, ancora oggi esistenti. Sempre ai Serego Palladio aveva presentato prima la pianta dell'intera struttura e quindi il progetto della facciata. Se per il primo progetto non ci fu problema, l'ipotesi della facciata trovò la resistenza dei committenti, probabilmente per il carattere innovativo del disegno palladiano, che dovette sconcertare i proprietari. Un ulteriore carteggio consultato dallo studioso dimostra che Palladio si difese dalle obiezioni mosse dai Serego: nonostante i tentativi dei Serego di ricontattare l'artista, Palladio non venne meno al suo progetto iniziale e imputò «alla scarsa cultura delle maestranze, che non erano in grado di intenderlo, il giudizio negativo sul suo disegno», ha spiegato Zavatta.

Un gioiello che rischia di sparire

Purtroppo, l'orgoglio dei veronellesi di avere nel centro del proprio paese le barchesse palladiane più estese oggi esistenti (30mila metri quadri) cozza contro le precarie condizioni in cui versa l'intera struttura di Corte Grande. Le barchesse hanno subito notevoli danni alla copertura negli ultimi tempi, a causa della scarsa manutenzione. L'anno scorso si è aperto un enorme squarcio nel tetto, all'incrocio tra i due bracci del fabbricato. Alcune arcate sono state murate, gran parte dei mattoni originali sono consunti e l'intonaco si sta sbriciolando. Tutto il complesso della villa versa in uno stato di totale abbandono, con pericolo di ulteriori crolli e danni irreparabili. Al convegno purtroppo non è potuta intervenire Carolina di Serego, che pure era attesa all'incontro. A lei comunque i ricercatori, l'amministrazione comunale e la comunità di Veronella hanno rivolto l'ennesimo appello per salvare un patrimonio storico ed artistico di notevole importanza che rischia di scomparire. In particolare a sollevare l'appello è stata la voce del presidente del centro studi Cardo Guerrino Maccagnan. La struttura di Corte Grande fu realizzata intorno al 1000 e probabilmente costituiva la sede del feudo vescovile di Cucca. Passò quindi agli Scaligeri e a fine Trecento divenne proprietà dei contio Serego. L'epoca di maggior splendore è il 1500, quando i Serego stabilirono a Corte Grande Ila sede principale degli affari, degli incontri 3la gestione dei territori circostanti. Altro momento di splendore fu nel 1700, quando fu abbattuta la torre medievale e il complesso assunse la struttura attuale.

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=85701

Rassegna stampa: il convegno di Veronella su l'Arena di Verona online e sul Giornale dell'Arte

PALLADIO DA SALVARE
ARCHITETTURA. Un convegno organizzato da Adige Nostro e in collaborazione con A Regola d'Arte ha spiegato l'attribuzione del complesso all'artista padovano
Le barchesse di Corte Grande, la Villa Serego a Veronella,
un monumento che va strappato al degrado
22/05/2011

Veronella, i conti Serego e il Palladio. Tre nomi e tre temi che affascinano e stimolano la curiosità, e che potranno aprire nell'immediato futuro nuovi percorsi di ricerca storica, architettonica ed artistica nel Colognese.

Grazie a recenti studi condotti da Giulio Zavatta, ricercatore dell'Università di Verona, è stato possibile attribuire senza tema di smentite ad Andrea Palladio il progetto e la realizzazione delle barchesse di Corte Grande, la maestosa villa dei conti Serego, situata in centro a Veronella. Non solo. Studiando documenti inediti e lettere cinquecentesche, lo stesso ricercatore ha scoperto che il celebre architetto padovano fu incaricato dai Serego di progettare anche il complesso della villa vera e propria, tuttavia il disegno non piacque ai committenti, e perciò non venne preso in considerazione. La dimora signorile, infatti, fu realizzata solo nel Settecento, senza seguire le indicazioni del Palladio.

Di questi ed altri argomenti legati al territorio e al patrimonio storico della Cucca (così si chiamava Veronella fino ai primi del Novecento) si è discusso ieri, proprio nel paese dei Serego, in una gremita sala civica. Il convegno organizzato dall'associazione culturale Adige Nostro, in collaborazione con A regola d'arte e con il patrocinio dell'amministrazione comunale, si intitolava «La Cucca dei Serego: architetture palladiane, paesaggio ed arte».

«L'attribuzione definitiva delle barchesse di Corte Grande al Palladio è una scoperta di notevole rilevanza», spiega il presidente di Adige Nostro Gianni Rigodanzo. «Abbiamo voluto inserire le ricerche di Zavatta in una tavola rotonda che comprendesse anche altri aspetti della formazione paesaggistica, storica ed artistica del Colognese. Al termine del convegno, tutti gli atti verranno pubblicati».
Lo studioso Beppino Dal Cero ha presentato le interessanti scoperte archeologiche della zona, in primis nella necropoli di Desmontà, ai confini tra Veronella ed Albaredo. Ha dimostrato inoltre come la dislocazione attuale delle vie del paese abbia rispecchiato pressoché in toto la suddivisione agraria romana. Lo storico Marco Pasa ha illustrato gli interventi eseguiti nei secoli dai Serego per valorizzare, «addomesticare» e gestire il territorio. I Serego, infatti, furono una famiglia di imprenditori agricoli che avviarono vaste opere idrauliche per la bonifica delle terre di Zerpa, tra cui la famosa botte Zerpana, opera attribuita al Palladio e ancor oggi in funzione.
Il presidente del Centro studi Cardo di Cologna Guerrino Maccagnan, servendosi di fotografie e documenti, ha fatto un excursus sulla dinastia dei ricchi latifondisti veronellesi, soffermandosi sui rappresentanti più illustri, come Alberto di Serego, che nel 1532 ospitò nella sua corte l'imperatore Carlo V. La giovane ricercatrice Jessica Soprana, invece, si è spostata con il suo intervento 15 chilometri più a sud, in un'altra villa dei conti Serego, a Beccacivetta di Coriano. Soprana ha analizzato in particolare il ciclo pittorico di Corte Ricca.
Alla fine c'è stato il piatto forte del convegno, inerente la paternità palladiana dei magazzini della villa. Riferendosi agli studi di Giuseppe Biadego (1886) e di Anna Rinaldi Gruber (1972-'73), oltre che al fondo Serego della Biblioteca civica di Verona, Zavatta ha scoperto che il grande architetto alloggiò a Veronella nel maggio del 1565. Si recò dai Serego per sovrintendere alla costruzione delle capriate lignee che coprivano le barchesse, ancora oggi esistenti. Sempre ai Serego Palladio aveva presentato prima la pianta dell'intera struttura e quindi il progetto della facciata. Se per il primo progetto non ci fu problema, l'ipotesi della facciata trovò la resistenza dei committenti, probabilmente per il carattere innovativo del disegno palladiano, che dovette sconcertare i proprietari. Un ulteriore carteggio consultato dallo studioso dimostra che Palladio si difese dalle obiezioni mosse dai Serego: nonostante i tentativi dei Serego di ricontattare l'artista, Palladio non venne meno al suo progetto iniziale e imputò «alla scarsa cultura delle maestranze, che non erano in grado di intenderlo, il giudizio negativo sul suo disegno», ha spiegato Zavatta.

Paola Bosaro

http://www.larena.it/stories/Cultura_e_Spettacoli/254143__palladio_da_salvare/

Convegno "La Cucca dei Serego". Il programma