martedì 7 maggio 2013

Fabrizio Orsi, Gli oggetti ci parlano su Radio LatteMiele


http://www.lattemiele.com/la-tua-citta/reggio-emilia/mostra-di-fabrizio-orsi-gli-oggetti-ci-parlano/

Mostra di Fabrizio Orsi "Gli oggetti ci parlano"

A distanza di un anno dalla mostra "Gli oggetti ci parlano", allestita ai chiostri di S. Pietro a Reggio Emilia con la cura di Italo Rota, l'Associazione culturale A Regola d'Arte propone di quell'evento alcune delle immagini più significative. Di quel formidabile work in progress o elaborata installazione restano infatti decine di migliaia di immagini, di professionisti e non, che hanno registrato meticolosamente ogni fase dell'allestimento, ogni singolo oggetto e molte delle persone coinvolte nel prestito degli oggetti. I video, ma soprattutto la fotografia costituivano parte integrante del progetto, destinato nel breve volgere di qualche mese ad essere smantellato. Il set di Fabrizio Orsi, allestito all'inizio degli spazi espositivi, aveva lo scopo di ritrarre i prestatori insieme all'oggetto prestato. Ritratti e oggetti. Ne sono scaturite cartoline-ricordo in parte donate già alla fine dell'esposizione, ma la maggior parte del materiale fotografico, oggi riprodotto anche in grande formato e di notevole bellezza, non è mai stato esposto né reso fruibile. Decine e decine di ritratti che testimoniano la partecipazione attiva della cittadinanza a un evento culturale innovativo e di lunga gittata per il futuro museo della città. Decine e decine di oggetti, ognuno con una peculiare storia personale e materiale, che hanno fatto parte di un grande racconto collettivo quale è stata la storia della nostra città a partire dagli anni '60.

Quattro i nodi tematici del racconto, quattro le stanze allestite in previsione delle future period rooms che vedranno la luce nel nuovo museo di S. Francesco: come vestiremo, come mangeremo, come condivideremo, come parteciperemo. Quattro aspetti cruciali della storia sociale più recente della nostra città intesi come momenti centrali di passaggio e innovazione, come congiunture della storia della città e del paese. La moda, intesa come stile di vita e come fusione di artigianato e innovazione; la cucina, come luogo cardine del cambiamento dei costumi sociali e alimentari; il viaggio, come momento della scoperta, del confronto, dello scambio, dell'incredibile allargamento delle prospettive culturali; la politica, come luogo di condivisione di idee e prospettive, di partecipazione collettiva. Come i grandi collezionisti, mecenati o donatori, dei secoli passati, il coinvolgimento in prima persona del pubblico – che liberamente ha deciso di prestare gli oggetti o donarli – ha trasformato automaticamente una operazione culturale "per pochi" in un progetto "per molti" se non "per tutti". Ed è questa, in estrema sintesi, anche la sfida del futuro museo reggiano.

La mostra di Fabrizio Orsi sarà visitabile dal 4 Maggio al 16 Giugno presso la Galleria Bigi-Iotti a Reggio Emilia. Inaugurazione sabato 4 Maggio alle ore 19.00
.

domenica 5 maggio 2013

Fotografia Europea 2013: Gli oggetti ci parlano, fotografie di Fabrizio Orsi


Gli oggetti ci parlano
da un progetto di Italo Rota
Fotografie di Fabrizio Orsi

Galleria BJ, Piazza Antonio Fontanesi 11, Reggio Emilia












venerdì 3 maggio 2013

Stanze di Riccardo Varini sul Giornale di Reggio online - 3 maggio 2013


http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&id=18216&masterPage=articoloreggio.htm

Nelle "Stanze" di Riccardo Varini, per ritrovare la forza dell'immagine essenziale










NOVELLARA-Si intitola “Stanze" la mostra di Riccardo Varini 
che l’assessorato alla Cultura di Novellara ospita al Museo Gonzaga,
 per Fotografia Europea 2013. La mostra, inserita nel circuito Off,
 è curata da Alessandra Bigi Iotti e Giulio Zavattadi “A Regola d’Arte” 
e da Elena Ghidini,responsabile del Museo di Novellara. 
Le opere saranno visitabili sino al 2 giugno.
Si tratta della prima parte di un lavoro ispirato ad

 Edward Hopper, il pittore americano famoso per il suo teatro
 del silenzio. Dai silenzi dei suoi classici paesaggi ora Varini si
 sposta a quelli di stanze o di circostanze apparentemente statiche.
 Anche qui vi sono tinte sobrie, tiepide, spesso con ocre. 
Varini vive e lavora a Reggio Emilia dove ha una piccola galleria.
 Nel 2009 la sua esposizione fra i fotografi del circuito ufficiale
 di Fotografia Europea risulta la più votata dalla critica .
 Nel 2012 è invitato al MIA fair di Milano dove una sua immagine 
viene scelta da Le Monde come rappresentativa della fiera stessa.
Spiega Varini: “Stanze “o “Di-stanze” è la prima parte di un lavoro
 più ampio, iniziato alcuni anni fa, quando mi innamorai del pittore
 americano Edward Hopper. Pittore che ha dipinto di tutto,
 viaggiando molto, ma che mi ha colpito soprattutto per le 
sue stanze silenziose oltre che per la sua timbrica.
Naturalmente anche qui ho risentito di altre stanze vuote 

e sobrie del maestro Ghirri, che conosceva bene il lavoro di Hopper.
Mentre nel lavoro del pittore americano si può parlare anche di 

una certa freddezza o glacialità degli ambienti, nel mio caso 
ho inteso mantenere una certa componente poetica, 
una certa “emilianità”, un certo calore.
Sempre di “Teatro del Silenzio” e di solitudine però si parla.
Ecco che nella serie in cui appaiono le persone (giocatori, donne sole…),
 queste sono inserite spesso in ambienti scuri, a volte illuminati appena 
da un raggio di luce e sono ritratti in pose di perplessità.
Nelle stanze vuote ed ambrate di edifici anche antichi troviamo 

invece solo qualche segno di presenza umana e sono soprattutto
 i giochi di luce che muovono – metaforicamente - stanze che
 sarebbero asettiche.
Poi vi sono stanze più chiare, al limite della riconoscibilità del confine, 

dove ho ripreso il mio chiarismo usato nei paesaggi, portandolo all’estremo,
 dove certa evanescenza induce a perdersi
 o ad una specie di sacralità dello spazio.
La fisicità della stanza non ha un grande ruolo. 

Più spesso è stare “sulla soglia”, una distanza che ti permette di contemplare 
il silenzio e di cercare magari oltre le pareti.
In alcune c’è una specie di sospensione, di mistero.
Di certo siamo lontani da quelle piene con le figure. 

Qui parlano solo la luce e qualche corrimano che 
disegna note musicali sul muro.
“Il cuscino con gli occhiali”, ad esempio, è una pausa 

dell’uomo che non si sa dov’è andato ma tornerà presto
 a visitare quella stanza vuota, chiara e fresca ….
Per il resto, tutto è paesaggio, ambiente con la sua luce,

 poco importa cosa c’è dentro. L’importante che sia 
Silenzioso e magico, non solo ricordo.
Il cambiamento è proprio in queste zone di passaggio. 

Magari, in queste pause
che non dureranno molto, ma la cui poesia è bene Fissare …"

lunedì 29 aprile 2013

Marzia Faietti a Reggio Emilia presenta Linea II

Alcune immagini della conferenza di Marzia Faietti
del 28 aprile 2013 presso il portico dei marmi 
dei Musei Civici di Reggio Emilia